Torino Social Innovation » Persone http://www.torinosocialinnovation.it L'osservatorio di Social Innovation a Torino Tue, 21 Jan 2020 16:21:39 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.5.1 #diogochallenge:i progetti italiani semifinalisti http://www.torinosocialinnovation.it/i-progetti-italiani-delleuropean-social-innovation-competition/ http://www.torinosocialinnovation.it/i-progetti-italiani-delleuropean-social-innovation-competition/#comments Fri, 18 Sep 2015 13:28:22 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=4228 I progetti italiani di innovazione sociale si confermano protagonisti in Europa: ne sono stati selezionati 6 (su 30) tra i semifinalisti della terza edizione dell'European Social Innovation Competition.

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I progetti italiani di innovazione sociale si confermano protagonisti in Europa: ne sono stati selezionati 6 (su 30) tra i semifinalisti della terza edizione dell’European Social Innovation Competition. Il prestigioso premio nella sua seconda edizione è stata vinto da From waste to wow! QUID, progetto made in Italy finalizzato al reinserimento lavorativo di donne svantaggiate attraverso la produzione di capi di moda realizzati con il recupero di tessuti di alta qualità dell’alta moda italiana.

Il tema di quest’anno era “Nuovi modi per crescere”, e ha visto i giudici selezionare idee e progetti con il maggior potenziale per aumentare la crescita e garantire il progresso sociale per i cittadini, governo e imprese. I 30 team semifinalisti hanno partecipato a tre giorni di formazione e mentoring a Vienna, dal 7 al 9 settembre al Magdas hotel, che offre opportunità di lavoro ai rifugiati e ai richiedenti asilo in Austria, tra i finalisti nell’edizione 2013 del premio.

I 30 progetti si contenderanno i tre premi da 50 mila euro che verranno assegnati a novembre in una cerimonia pubblica a Bruxelles. Conosciamo i progetti italiani più in dettaglio:

LastMinuteSottoCasa (Torino)
Lo spreco alimentare è un fenomeno largamente diffuso e LastMinuteSottoCasa rappresenta un’idea per porre rimedio a questa cattiva abitudine. Propone una nuova formula di live-marketing di prossimità che consente ai negozi con prodotti alimentari in eccedenza/scadenza, di informare con immediatezza e semplicità i cittadini a due passi dal negozio.
Il progetto è incubato presso Treatabit e ha ottenuto il supporto finanziario di FaciliTo Giovani/ Torino Social Innovation.

So_Lunch (Milano)
Una community geolocalizzata che offre pranzi a pagamento a casa propria e occasioni di acquisto di prodotti vicini alla scadenza a prezzo ridotto, aiutando i disoccupati over 45 a integrare il proprio reddito. Chi pranza abitualmente fuori casa può godere di un pasto in un ambiente familiare; i commercianti possono vendere i prodotti in scadenza a un prezzo vantaggioso.

Co-Care New Domiciliary Care (Firenze)
Il progetto mira ad offrire servizi di supporto per le persone anziane e bisognose.  Si propone di sperimentare un nuovo modello di assistenza sostenibile e di qualità, condiviso da un gruppo formato da quattro persone anziane che potranno usufruire a domicilio di assistenza qualificata, guidata da un coordinamento professionale degli interventi di assistenza e sostenuto dall’integrazione di domotica, telefonia e web. La sperimentazione avrà luogo in tre regioni: Firenze, Lombardia e Basilicata.

Crowd4City (Caserta)
Piattaforma di un crowdsourcing e crowdfunding che consente ai cittadini, enti pubblici e imprenditori di proporre, sostenere e finanziare progetti immobiliari nella loro comunità. Crowd4City rende la costruzione delle città più semplice, democratica e trasparente.

Horus (Genova)
Un dispositivo indossabile sviluppato per assistere le persone non vedenti e ipovedenti durante tutta la giornata. Permette di osservare la realtà attraverso un sistema di visione e la descrive all’utente fornendo informazioni utili in maniera discreta e al momento opportuno, attraverso un dispositivo a conduzione ossea.

CommHome (Arezzo)
Progetto che mira a sperimentare e diffondere formule di co-housing per anziani non autosufficienti autogestite dalle famiglie.

Le schede di tutti i progetti semifinalisti sono consultabili in questa pagina.

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Cityteller: quando letteratura e turismo si incontrano http://www.torinosocialinnovation.it/cityteller-quando-la-letteratura-e-il-turismo-si-incontrano/ http://www.torinosocialinnovation.it/cityteller-quando-la-letteratura-e-il-turismo-si-incontrano/#comments Fri, 22 May 2015 07:49:03 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=3982 Cityteller mette a disposizione dei lettori e dei turisti uno strumento tecnologico per conoscere i territori e le città attraverso i libri e i libri attraverso i luoghi. Per conoscere meglio il progetto abbiamo intervistato Lorena Petriccione, una dei co-funder del progetto, in occasione dell'accesso all’agevolazione finanziaria FacilITo Giovani e a pochi giorni dalla partecipazione al Salone del Libro.

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A chi, leggendo un libro, non è venuta voglia di visitare realmente un luogo descritto o evocato nelle sue pagine? Chi, visitando una città per la prima volta, l’ha sentita a tal punto familiare da avere l’impressione di un deja vu perché un libro ci aveva già abilmente descritto quei luoghi e quelle atmosfere?
Nell’era del web 2.0, della condivisione (quasi) totale di esperienze e emozioni, Cityteller rende immediatamente “visualizzabili” queste suggestioni, mettendo a disposizione dei lettori e dei turisti uno strumento tecnologico per conoscere i territori e le città attraverso i libri e i libri attraverso i luoghi. Si tratta di un’app e di una piattaforma web dal funzionamento molto semplice: ci si iscrive gratuitamente, si entra a far parte di una community, e da quel momento si può partecipare alla costruzione di una mappa letteraria “geo-emozionale” interattiva e partecipativa, dove segnalare e condividere i luoghi descritti o citati dai nostri libri preferiti.

Per i suoi contenuti di innovazione sociale il progetto ha avuto accesso all’agevolazione finanziaria FacilITo Giovani. Per l’occasione abbiamo intervistato Lorena Petriccione, una dei co-funder del progetto – insieme a Filippo Ghisi e Fabrizio Parodi – a pochi giorni dalla partecipazione di Cityteller al Salone del Libro di Torino, come startup digitale innovativa selezionata dalla call internazionale Book to the Future.

Com’è nata l’idea di Cityteller?
L’idea di Cityteller nasce durante un laboratorio di “Digital Storytelling e Social Networks” all’Università degli Studi di Bergamo: Fabrizio Parodi, ideatore di Cityteller, ha realizzato un prototipo della app mettendola a disposizione degli studenti del laboratorio per il racconto, attraverso video e contenuti letterari, della città di Bergamo. Fabrizio ha poi coinvolto nel progetto me e Filippo Ghisi, per completare il team con competenze organizzative e redazionali.
A gennaio 2015 è stata rilasciata la versione Beta dell’app Cityteller per dispositivi iOS e Android. L’applicazione ha ottenuto ad oggi circa 7.000 download, 2.244 Like su Facebook e 2.560 Followers su Twitter.

Quali sono ad oggi le città più consultate e con più citazioni inserite?
Il primo riscontro concreto lo abbiamo cercato e ottenuto proprio dalla nostra città, Torino, e in generale il Piemonte. Attualmente ci sono circa 2000 citazioni letterarie legate al territorio e alcuni percorsi realizzati in collaborazione con realtà radicate sul territorio, come il Museo Diffuso della Resistenza, l’Associazione Museo Nazionale del Cinema, ToriNoir, il Parco Letterario delle Langhe e del Roero, il Centro Studi Beppe Fenoglio di Alba.

Quali è l’innovazione sociale di Cityteller?
Cityteller riesce a dare una risposta di valore all’esigenza di conoscenza e di racconto del patrimonio culturale italiano, raccontando attraverso la letteratura gli aspetti turistici e quelli culturali delle grandi città ma anche e soprattutto dei piccoli comuni italiani, ricchi di storia, e di storie, da raccontare. In particolare, Cityteller intercetta in maniera nuova e innovativa due mondi, quelli del turismo e dell’editoria, grazie ai nuovi linguaggi digitali e al valore autoriale dei contenuti pubblicati.

Qual è stato il ruolo di FaciliTo Giovani e di Torino Social Innovation per la crescita del vostro progetto?
Ci siamo rivolti a FaciliTo Giovani per riuscire a mettere in piedi gli strumenti e avere le consulenze necessarie per concretizzare il business di Cityteller, cioè la vendita di percorsi autoriali che permettano di viaggiare e conoscere i luoghi e il territorio attraverso contenuti di valore.

Come valutate l’esperienza del Salone del Libro?
È stata sicuramente un’esperienza positiva, perché ci ha permesso di entrare in contatto con tutti gli attori potenzialmente interessati a Cityteller. Abbiamo parlato con le persone, gli utenti dell’app e del sito, ottenendo riscontri sia sull’idea che sull’usabilità della piattaforma. Ci siamo confrontati con altre startup e persone che stanno portando avanti belle idee, con le quali speriamo di fare insieme una parte di percorso. E ovviamente abbiamo potuto parlare con editori e responsabili di progetti multimediali per l’editoria, e discutere in modo più approfondito anche di aspetti legati al business.
E poi la parte divertente: interviste in radio e in tv e partecipazioni a panel e a workshop sono stati per 5 giorni il nostro pane quotidiano!

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Il network di Impact Hub approda a Torino http://www.torinosocialinnovation.it/impact-hub-approda-a-torino/ http://www.torinosocialinnovation.it/impact-hub-approda-a-torino/#comments Fri, 06 Mar 2015 12:39:51 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=3808 A metà tra un laboratorio d’innovazione, un community center e uno spazio di co-working internazionale, Impact Hub approda a Torino, per iniziativa dell’associazione Innovo che ha appena terminato il percorso di accreditamento ottenendo l’esclusiva per aprire un nodo del network sul territorio.

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A metà tra un laboratorio d’innovazione, un community center e uno spazio di co-working internazionale, Impact Hub approda a Torino, per iniziativa dell’associazione Innovo che ha appena terminato il percorso di accreditamento che li ha portato ad avere l’esclusiva per aprire un nodo del network sul territorio.
Impact Hub nasce a Londra dieci anni fa, espandendosi ben presto in altri paesi e diventando un network globale, una rete di persone che si dedicano all’innovazione e all’imprenditoria sociale. Il principio che guida Impact Hub è la convinzione che un mondo migliore è possibile solo mettendo a fattor comune le idee, la creatività e le ispirazioni di persone che credono nel cambiamento.
Impact Hub Torino si pone l’obiettivo di diventare in primis una community internazionale in cui imprenditori, imprese, organizzazioni non-profit, studenti, liberi professionisti avranno modo di incontrarsi, confrontarsi, scambiare idee e sviluppare nuove iniziative. Sarà anche uno spazio con diverse soluzioni disponibili per chi decide di lavorare in condivisione e usufruire della consulenza di esperti del settore.
Per saperne di più abbiamo intervistato Davide Moleti, membro di Innovo e co-fondatore del progetto Impact Hub Torino, presentato ufficialmente ieri con l’evento “Aperinnoviamo, di nuovo”.

Come nasce l’idea di aprire un Impact Hub a Torino?
L’idea nasce dall’incontro di un gruppo di giovani professionisti con esperienze in diversi settori, dalla finanza aziendale al fundraising in ambito no profit, dalle risorse umane al microcredito, che in comune hanno una gran voglia di sviluppare un progetto utile al territorio e che ne valorizzi al meglio le numerose competenze. Tramite la nostra rete di relazioni ed amicizie universitarie, Paolo, uno dei co-fondatori, è entrato in contatto con il network di Impact Hub e ha man mano coinvolto il resto del team, raccontando il valore di questa organizzazione internazionale e il potenziale che avrebbe sprigionato in una città come Torino.
Infine, noi tutti abbiamo compreso il momento storico che sta vivendo l’Italia e Torino in particolare: un momento in cui sono i singoli cittadini a fare un passo avanti e a sviluppare iniziative che oltre al loro bene facciano anche il bene della comunità.  Abbiamo quindi ritenuto che fosse nostro dovere impegnarci nel realizzare qualcosa di positivo, e il progetto Impact Hub riteniamo rispecchi questa nostra idea.

Che cosa distingue Impact Hub da altri spazi di co-working?
Impact Hub nasce nel 2005 come spazio di co-working, quando questo fenomeno era ancora sconosciuto. Oggi il co-working è soltanto uno dei tanti servizi offerti dalle varie sedi del network e soprattutto non è più quello preponderante e su cui l’iniziativa riesce ad autosostenersi.
Gli aspetti che contraddistinguono Impact Hub oggi, sono principalmente:
-  I programmi internazionali: quelli rivolti agli imprenditori sociali, attuali e potenziali, che sono sviluppati localmente dai singoli Hub per poi essere condivisi e sperimentati in giro per il mondo fino a diventare dei format di successo replicabili ovunque e riconosciuti a livello istituzionale.
-  Gli eventi: gli Hub sono luoghi in cui si può accedere facilmente ogni giorno ad eventi unici nel loro genere, per l’esclusività degli speaker, per l’originalità e l’efficacia delle metodologie di facilitazione utilizzate, per l’utilità che ne traggono gli “Hubbers”, cioè gli abitanti dell’ecosistema di un Hub (quelli che in altri contesti si chiamerebbero “clienti”).
-  Il network: Impact Hub oggi è costituito da una rete di oltre 10.000 membri presenti in 63 sedi in 5 continenti e sta crescendo in maniera esponenziale (quasi un nuovo Hub al mese nel 2014). Sia chi gestisce un Hub, sia chi fruisce dei suoi servizi, può quindi beneficiare in qualsiasi momento dell’esperienza e del supporto di persone provenienti da contesti e percorsi completamente diversi ma accomunati da filosofia e da valori comuni. Infatti tutte le sedi sono collegate e collaborano in maniera armonica, offrendo ai propri hubbers la possibilità di avere accesso a nuovi mercati per le loro iniziative, nonché la possibilità di sentirsi parte di un movimento globale che trae la propria forza nella comunione di intenti.

A che punto è il progetto?
Come detto in precedenza, Impact Hub è una realtà che ha ormai alle spalle 10 anni di vita. Questa esperienza ha portato Hub Global, l’ente centrale che coordina le attività e le strategie a livello mondiale, a definire un percorso di selezione e affiancamento a cui sono sottoposti tutti coloro che decidono di intraprendere la sfida dell’apertura di un Hub nella propria città. Per superare il processo di selezione bisogna innanzitutto costituire un team di persone con le giuste competenze, entrare in contatto e conoscere la comunity locale di innovatori sociali, analizzare il contesto di riferimento con le opportunità e gli ostacoli che lo caratterizzano. Il nostro team ha da poco superato questa prima fase e ha ottenuto l’esclusiva per poter realizzare una sede di Impact Hub a Torino.

Quali saranno i prossimi passi?
Il primo passo è stato sicuramente l’evento del 5 marzo, che abbiamo organizzato per celebrare il risultato ottenuto, per condividere con le persone interessate le prossime attività e per raccontare come la community può contribuire alla realizzazione di questo progetto.
Il nostro obiettivo, infatti, è di sviluppare un vero e proprio percorso di co-creazione in cui chiunque sia competente o anche solo appassionato ad argomenti rilevanti per il progetto Impact Hub, possa dare il proprio supporto nella forma che ritiene più opportuna.
I vari momenti di co-creazione che andremo a realizzare toccheranno temi quali l’edilizia e il design sostenibili, i social media e la gestione delle community, la realizzazione di progetti di incubazione e accelerazione d’impresa. Organizzeremo inoltre eventi a tema che avranno come obiettivo: l’identificazione di uno spazio aderente al modello di Impact Hub e allo stesso tempo in linea con le esigenze della comunity; la strutturazione di una rete di partnership e collaborazioni con organizzazioni e singoli professionisti con cui condividiamo gli stessi valori che apportino le loro esperienze e competenze ad un progetto di interesse comune; la costruzione di una community locale che ci accompagni nel percorso che condurrà all’apertura dell’Hub di Torino e che diventi il suo primo fruitore in un’ottica di ecosistema che si migliora continuamente al suo interno.

Qual è l’identikit del coworker di Impact Hub Torino?
Coerentemente con quanto detto in precedenza, noi preferiamo parlare di “Hubber” . Un Hubber è un vero e proprio abitante dell’Hub, che condivide gli stessi valori fondamentali degli altri co-abitanti, trae dall’ambiente circostante le risorse necessarie per il proprio benessere personale e professionale, e allo stesso tempo contribuisce allo sviluppo di questo stesso ambiente mettendo a disposizione le sue capacità e le sue idee.
Il nostro auspicio è di avere una popolazione di Hubber ben diversificata, ma allo stesso tempo di mantenere saldo il nostro focus legato alle iniziative d’imprenditorialità sociale. Quindi, chiunque faccia parte del nostro Hub, sia questo uno startupper, un avvocato, un programmatore IT, un traduttore, uno studente, dovrà essere parte attiva di un processo mirato allo sviluppo di iniziative imprenditoriali che mirino ad avere un impatto positivo nella società.
I profili sono quindi vari. Mi auguro davvero di poterli accogliere tutti nei prossimi mesi con un caloroso…«Benvenuto in Impact Hub Torino!»

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Energie alternative per il futuro imprenditore http://www.torinosocialinnovation.it/energie-alternative-per-il-futuro-imprenditore/ http://www.torinosocialinnovation.it/energie-alternative-per-il-futuro-imprenditore/#comments Thu, 29 Jan 2015 10:34:30 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=3627 Energie Alternative è una BEC (ovvero “Cooperativa per il business e l’occupazione”) con sede a Marsiglia, che propone un particolare modello che allarga le tutele sociali del lavoro dipendente anche a chi si assume il rischio di fare impresa.

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Lo scorso dicembre siamo stati invitati con l’esperienza di Torino Social Innovation al meeting internazionale di Berlino “Added value in improving employment opportunities through innovative and cooperative structures in Europe”. In quell’occasione abbiamo conosciuto il progetto Energie Alternative, una BEC (ovvero “Cooperativa per il business e l’occupazione”) con sede a Marsiglia, che propone un particolare modello che allarga le tutele sociali del lavoro dipendente a chi si assume il rischio di fare impresa.

L’iniziativa si rivolge prevalentemente a coloro che vogliono avviare un’impresa, contribuendo con la loro attività a migliorare la qualità della vita della comunità locale. Energie Alternative non offre solo supporto tecnico e professionale attraverso partnership con professionisti e consulenti, ma anche l’estensione di alcune garanzie e tutele tipiche del lavoro dipendente agli aspiranti imprenditori, che vengono giuridicamente inquadrati come lavoratori della Cooperativa, mentre dal punto di vista economico il loro stipendio rimane legato unicamente alle entrate dell’attività d’impresa.

L’esperienza francese è maturata dalle riflessioni nate intorno allo studio della Caisse des Dépôts et Consignations del 1993, che ha rivelato come in Francia, nonostante l’alto numero di agenzie che offrono supporto per la creazione d’impresa (Camere di commercio e industria, Fondazioni, etc.), molte aziende cessano la loro attività entro i primi tre anni dall’avvio. Questo avviene soprattutto a causa dei limitati flussi di cassa in entrata nel corso dei primi anni di vita dell’impresa e al rischio che l’attività imprenditoriale comporta. D’altro canto, le nuove piccole e medie imprese sono un fattore chiave per la creazione di nuovi posti di lavoro, per la crescita economica e l’inserimento sociale. Da qui l’idea di Energie Alternative, che supporta gli aspiranti imprenditori nella creazione di un posto di lavoro per sé stessi e per gli altri.

Per saperne di più abbiamo intervistato Caroline Mackenzie di Energie Alternative.

Com’è nata l’idea di Energie Alternative?
Negli anni novanta la maggior parte delle piccole imprese francesi non era in grado di sopravvivere per più di due anni; la disoccupazione, in particolare a Marsiglia, aveva raggiunto picchi considerevoli. In questo contesto Nabil M’Rad e Marie-Ange Favre decisero di fondare una cooperativa e trovarono un modo per aiutare le persone a lanciare il proprio business, supportandoli soprattutto negli aspetti amministrativi e manageriali.

Come riuscite ad attrarre i futuri imprenditori?
Molti arrivano da noi tramite contatti personali o tramite le Agenzie per il Lavoro. Organizziamo dei meeting in cui illustriamo i nostri principi e il nostro metodo di lavoro, e se sono interessati li sottoponiamo ad un’intervista personale in cui discutiamo nel dettaglio i loro piani. Ai futuri imprenditori che dimostrano di avere una chiara idea di come sviluppare il loro business, offriamo tre mesi (estensibili a sei) per sviluppare la strategia di marketing e per frequentare corsi di formazione. In questo periodo non ricevono alcun salario, la relazione con noi cambia quando trovano un cliente per il proprio business: a questo punto l’imprenditore firma un contratto di lavoro e diventa nostro dipendente, riceve uno stipendio, l’assicurazione e le tutele sociali (salute, disoccupazione, pensione) e si impegna a rispettare le regole del fare impresa (pagare le tasse, i contributi, etc). Il salario dell’imprenditore è pagato dall’imprenditore stesso con il suo business, quindi è legato a quanto effettivamente incassa e guadagna dai propri clienti.

Puoi farci un esempio, per capire meglio?
Ogni imprenditore ha un suo conto, separato dagli altri e da quello di Energie Alternative. Ipotizziamo che un imprenditore guadagni 1000€ in un mese. Energie Alternative trattiene 200€ per i contributi sociali, 100€ (il 10%) come propria commissione per la gestione amministrativa a favore dell’impresa, altri 50/100€ per spese varie dell’impresa. Il rimanente viene erogato come stipendio all’imprenditore, quindi solo il 10% del guadagno contribuisce al business di Energie Alternative.

Quali sono i risultati della vostra iniziativa?
85 imprenditori-dipendenti hanno fin qui aderito a Energie Alternative, l’organizzazione oggi conta 6 sedi in Francia e su una rete di 15 partners. In Francia esistono circa 90 BEC ed Energie Alternative è una delle più grandi. Il modello si sta sviluppando anche in altri paesi europei, per contribuire alla sua diffusione facciamo parte del progetto europeo Leonardo insieme a Pfefferwerk Foundation (Berlino), Ecos-Med (Messina), Affabulazione (Roma), ACTO (Lisbona), Business Innovation Brokers (Regione Basca), Convoy (Uvea), Après-GE (Ginevra). Stiamo infine sviluppando progetti simili in Marocco e Tunisia.

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LastMinuteSottoCasa: perchè il cibo…non si butta! http://www.torinosocialinnovation.it/lmsc-perche-il-cibo-non-si-butta/ http://www.torinosocialinnovation.it/lmsc-perche-il-cibo-non-si-butta/#comments Mon, 19 Jan 2015 12:15:18 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=3557 Più di 8 miliardi di euro di cibo vengono gettati nella spazzatura ogni anno. Una startup torinese si propone di contribuire a ridurre questo enorme spreco con un'idea tanto semplice quanto geniale: far incontrare i commercianti, con prodotti alimentari in eccedenza o in scadenza, con i consumatori, che possono fare acquisti a un prezzo conveniente.

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Più di 8 miliardi di euro di cibo all’anno vengono gettati nella spazzatura: è quanto emerge dal Rapporto 2014 Waste Watcher. Un dato impressionante che fa riflettere, e ben evidenzia come, anche in tempo di crisi, si continui a comprare molto più di quello di cui che si consuma.

Il progetto LastMinuteSottoCasa (LMSC) si propone di dare una risposta al problema dello spreco di cibo. Lo fa partendo da un’idea tanto semplice quanto geniale: perchè non far incontrare i commercianti, con prodotti alimentari in eccedenza o in scadenza, con i consumatori, che in questo modo possono fare acquisti a un prezzo conveniente? Ne consegue una formula di live-marketing di prossimità, che consente ai negozi di informare con immediatezza e semplicità i cittadini a due passi dal negozio, con una situazione Win Win Win! in cui vince il negoziante che incassa, vince il cliente che acquista a prezzi interessanti, vince il pianeta, perchè si evita che il cibo invenduto venga buttato nella spazzatura.

Tutto ruota attraverso il portale www.lastminutesottocasa.it, accessibile da pc o da device mobile, su cui possono iscriversi sia i commercianti, sia i cittadini-consumatori. Il funzionamento è semplicissimo: i negozianti possono mettere in vendita a fine giornata la merce fresca e avvertire in tempo reale con dei food alert i clienti che si trovano nelle vicinanze, a seconda delle informazioni che hanno fornito in fase di iscrizione.

Il progetto di innovazione sociale è partito da Torino -  la startup è incubata presso il Politecnico di Torino – uno anno fa, ed è stato avviato in fase beta sul mercato nazionale a fine marzo 2014. I suoi numeri sono importanti e in forte crescita: più di 16000 utenti registrati al sito, più di 9000 sulla pagina facebook, un forte interesse verso il progetto ben evidenziato dalla numerose uscite, in tv o sulla carta stampata, registrate a livello nazionale.

LMSC inizialmente si rivolgeva alle panetterie, ma oggi vede coinvolti anche pastifici, gastronomie, negozi di frutta e verdura, macellerie, pescherie, bar, girarrosto, mercati cittadini: esercizi commerciali che vivono quotidianamente il problema degli alimenti a rischio deperimento. In un’epoca caratterizzata dal proliferare dei centri commerciali, dagli acquisti on-line, LMSC ha un ulteriore merito: riavvicinare le persone alle botteghe di quartiere.

Nell’anno dell’Expo (il cui tema è proprio “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”) gli obiettivi di LMSC sono estremamente ambiziosi: estendere il network coinvolgendo gli oltre trecentomila piccoli negozi di alimentari in Italia, e guardando ancora oltre, progettare uno sbarco al di fuori dei confini italiani. Per sostenere il progetto è stata anche lanciata una campagna di crowdfunding su WCAP.

Infine non possiano non segnalarvi il simpatico tutorial video realizzato con un testimonal di eccezione, il comico Paolo Migone. Buon divertimento!

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Le 100 startup del 2015 per startupitalia http://www.torinosocialinnovation.it/le-100-startup-del-2015/ http://www.torinosocialinnovation.it/le-100-startup-del-2015/#comments Mon, 12 Jan 2015 11:05:35 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=3534 Le 100 start up italiane più promettenti del 2015, e le 10 che fanno innovazione sociale, per l'ebook pubblicato da Startupitalia, a cura di da Riccardo Luna.

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Quali sono le start up italiane più promettenti del 2015? La top 100 è stata pubblicata nell’ ebook da Startupitalia, community dedicata all’innovazione e al mondo delle startup curata da Riccardo Luna. Investimenti, exit, premi conseguiti, potenziale d’innovazione e sviluppo dell’idea: questi gli aspetti valutati per fotografare la hit parade degli innovatori che fanno impresa in un settore, quello delle startup, che lo stesso Luna definisce per l’anno appena terminato con l’ossimoroesplosivo e, nel contempo, deludente”.

Diverse le startup torinesi nella lista: Biotechware, che si occupa di progettare e sviluppare dispositivi medici e una piattaforma online per la gestione degli esami; Kitenergy, un kit per generare energia pulita sfruttando il vento di alta quota, ad altezze superiori di quelle raggiungibili dalle tradizionali pale eoliche; LEAP Factory, che realizza edifici in ambienti naturali estremi, ricorrendo alle tecnologie più all’avanguardia; Nesocell, che progetta e sviluppa isolanti termici innovativi, sotto forma di fiocchi, usando fibra di cellulosa di legno; Aqvatech, che si occupa di sviluppare sistemi di controllo innovativi in ambito sportivo; Ennova, che sviluppa modelli di assistenza remota, migliorando il tradizionale modo di fare customer care; Pubcoder, che ha sviluppato un software per la realizzazione di libri elettronici interattivi.

Un’intera sezione è invece dedicata alle startup che fanno social innovation, ai loro numeri e alle loro storie. In breve, ecco le “magnifiche 10″ di Startupitalia : Redooc, piattaforma online che mira a rendere divertente l’insegnamento della matematica, lanciata dalla neo impresa StarRock, e i cui contenuti sono pensati principalmente per studenti di scuole superiori; MHC, cooperativa spin-off dell’Università di Firenze nata nel 2013, che si occupa di urbanistica partecipata per includere il territorio nella progettazione delle aree urbane; Resilia, che sviluppa progetti di resilienza urbana come S-Cambia Cibo, una sorta di dispensa collettiva, in cui poter segnalare gli alimenti in eccesso nella propria dispensa che non si riesce a consumare e che, diversamente, andrebbero buttati; Progetto Quid, per il reinserimento nel mondo del lavoro di donne con disabilità o vittime di violenza, impiegate per nel confezionamento di abiti nuovi da tessuti di marca (vincitori del premio europeo Social Innovation Prize); Heritage, per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale; Tutored, piattaforma online che permette agli studenti universitari di trovare altri studenti che abbiano passato lo stesso esame (e con lo stesso professore) e di prenotare una lezione con loro; Le Cicogne, startup che connette i genitori con chi si occupa di baby-sitting; Pedius, applicazione che consente ai non udenti di effettuare normali telefonate utilizzando le tecnologie di riconoscimento e sintesi vocale; Qurami, applicazione  che fa la fila al posto tuo, per prenotarsi, conoscere in tempo reale il numero di persone in coda, il tempo di attesa e ricevere una notifica all’avvicinarsi del proprio turno; Bibak, che sta sviluppando un sistema di identificazione delle mine antiuomo, riducendo costi e tempi del processo di rimozione.

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Torino Social Innovation e FaciliTo, il video http://www.torinosocialinnovation.it/torino-social-innovation-e-facilito-in-video/ http://www.torinosocialinnovation.it/torino-social-innovation-e-facilito-in-video/#comments Fri, 18 Jul 2014 10:44:22 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=2784 Ecco il video su Torino Social Innovation e FaciliTo Giovani presentato al convegno internazionale sull'innovazione sociale Social Renaissance. Protagonisti alcuni dei progetti entrati nel nostro percorso: Naboomboo, Jai Guru Deva, VentolONE, Mai Gad Cucito Condiviso e Food Sitter

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Ecco il video su Torino Social Innovation presentato al convegno internazionale del 26 giugno Social Renaissance e realizzato da Top-IX, uno dei partner del nostro ecosistema.

Oltre a presentare i contenuti del programma e l’importanza della rete dei partner, racconta alcuni progetti di innovazione sociale entrati nel percorso FaciliTo Giovani: Naboomboo e Jai Guru Deva (le prime due startup che avranno accesso ai finanziamenti), VentolONE, turbina eolica open source che è già stata protagonista della Maker Faire di Roma e della Mini Maker Faire di Torino, lo spazio di cucito condiviso Mai Gad inaugurato lo scorso mese nel cortile del Maglio a Torino, e il progetto per l’educazione alimentare dei bambini Food Sitter. Progetti che per la loro varietà ben rappresentano gli oltre 80 presentati alla nostra attenzione, a sei mesi dall’apertura dello sportello dedicato ai giovani aspiranti imprenditori.

Buona visione!

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Imprese innovative che fanno bene al mondo http://www.torinosocialinnovation.it/imprese-innovative-che-fanno-bene-al-mondo/ http://www.torinosocialinnovation.it/imprese-innovative-che-fanno-bene-al-mondo/#comments Wed, 09 Jul 2014 11:15:26 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=2684 In occasione della prima edizione del Torino Leadership Forum sono stati premiati quattro personalità internazionali che con i loro progetti dalla forte carica innovativa hanno cambiato la vita a migliaia di persone di tutto il mondo: She’s the First, Text To Change, IOU Project e Slow Food.

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In occasione della prima edizione del Torino Leadership Forum (Teatro Regio, 7 luglio) sono state premiate quattro personalità che con i loro progetti dalla forte carica innovativa hanno cambiato la vita a migliaia di persone di tutto il mondo, contribuendo a realizzare quello che è uno degli elementi centrali dell’Agenda di Sviluppo Post-2015 delle Nazioni Unite: Leaving No One Behind, “Non Lasciare Nessuno Indietro”.

L’iniziativa è stata pensata dagli organizzatori (Staff College ONU, Città di Torino in collaborazione con Global Shapers Torino) per unire realtà locali e globali, raccontando storie di “leader d’innovazione” che affrontano sfide globali. Oltre a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sono stati premiati tre giovani imprenditori: Christen Brandt (fondatrice di She’s the First), Kavita Parmar (fondatrice e main designer di The IOU Project), Hajo van Bejima (fondatore di Text To Change). Conosciamo meglio i loro tre progetti.

IOU Project è un piattaforma on-line che vende capi d’abbigliamento realizzati in Europa (in Italia, Portogallo, Spagna e Romania) con tessuti creati a mano in India da una comunità di artigiani locali, secondo le tecniche tradizionali del luogo e in accordo con i principi del lavoro etico. Non esistono due vestiti uguali, ogni pezzo di stoffa è unico ed è dotato di un codice QR che fornisce all’acquirente l’intera storia del prodotto: i video/foto dell’artigiano che l’ha prodotto in India e di quello che l’ha confezionato in Europa, per arrivare all’acquirente, che può aggiungere la propria foto alla storia di quel pezzo. Il tutto può essere visionato e condiviso sul sito iouproject.com.

Text To Change (www.texttochange.org) è un’impresa innovativa che promuove programmi di educazione alla salute nei paesi in via di sviluppo. Lo fa utilizzando il mezzo tecnologico più diffuso anche nei paesi più poveri, il cellulare, mettendo milioni di persone nelle condizioni di ricevere notizie gratuitamente e, al contempo, di offrire loro l’opportunità di far sentire la propria voce ed esprimere la propria opinione.  I 70 progetti già realizzati, in collaborazione con ONG, hanno già raggiunto 750 mila persone in 16 paesi.

She’s the First (www.shesthefirst.org) è una iniziativa sociale nata per fornire un supporto all’amencipazione femminile attraverso l’istruzione. Dal 2009 ha aiutato centinaia di ragazze in più di 10 paesi nel mondo a diventare le prime donne nella propria famiglia ad ottenere il diploma di scuola superiore.

I tre imprenditori hanno anche partecipato a Meet The Leader Sessions, evento parallelo organizzato dal Global Shapers Torino nel contesto più “intimo” della Scuola Holden. Global Shapers Torino è l’hub torinese del progetto Global Shapers, interessante progetto di  community internazionale lanciato dal World Economic Forum di Davos nel 2011. Oggi sono attivi circa 300 hub nelle maggiori città del mondo (in Italia sono cinque), formati da giovani con meno di 30 anni,  menti creative e leader in erba,  intelligenze e talenti provenienti da vari ambiti, che con il loro potenziale vogliono realizzare progetti che abbiano un impatto sociale concreto per le comunità locali in cui operano.

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Anche i gattini sono innovativi http://www.torinosocialinnovation.it/anche-i-gattini-sono-innovativi/ http://www.torinosocialinnovation.it/anche-i-gattini-sono-innovativi/#comments Mon, 26 May 2014 13:37:17 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=2425 MiagGola Cafè è un posto speciale, animato da 6 gatti/inquilini che con fare sornione si prestano alle coccole e alle attenzioni dei clienti, che intanto possono sorseggiare un the, bere un cappuccino e gustare un dolcino, in un'atmosfera di relax e di elogio delle lentezza lontana anni luce dalla frenesia del quotidiano. Per la sua forte impronta sociale è anche uno dei progetti ammessi all'accompagnamento imprenditoriale di Torino Social Innovation.

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MiaGola Caffè è un posto speciale. Un locale animato da 6 gatti/inquilini (con alle spalle un passato difficile) che con fare sornione si prestano alle coccole e alle attenzioni dei clienti, che intanto possono sorseggiare un tè, bere un cappuccino, gustarsi un dolcino, in un’atmosfera di relax e di elogio delle lentezza lontana anni luce dai ritmi frenetici imposti dal quotidiano.

MiaGola Caffè è il primo locale del genere in Italia, segue una tendenza nata anni fa in Taiwan e in Giappone e che ora sta spopolando in Europa. Nasce dalla scommessa di Andrea Levine, una giovane americana trapiantata a Torino, che ha saputo trasformare la sua passione per i gatti in un’attività imprenditoriale, dando vita ad un’isola felice all’interno della quale, uomini e felini possono interagire liberamente. E a giudicare dal numero di avventori e dall’attenzione dei media nei primi due mesi di apertura si tratta di una scommessa ampiamente vinta.

Per la sua forte impronta sociale MiaGola Caffè è anche uno dei progetti che sono stati ammessi all’accompagnamento imprenditoriale di Torino Social Innovation.

Un’impronta sociale che si accompagna anche a una forte attenzione verso le nuove tecnologie. Il progetto ha da poco ricevuto allo Smau Torino il premio Innovazione ICT Piemonte (categoria Digital Community Building) per la  collaborazione con Place Jam, start up del Politecnico di Torino, che ha ideato una soluzione tecnologica innovativa per una piattaforma hotspot wi-fi aperta. I clienti di MiaGola Caffè possono in questo modo connettersi a Internet gratuitamente con il proprio device mobile, magari approfondendo i contenuti trasmessi dal videowall presente nel locale: immagini dei canili e dei gattili del territorio, in collaborazione con lazampa.it, di tutte le strutture che ospitano animali abbandonati in cerca di una nuova casa.

MiaGola Caffè è diventato in brevissimo tempo uno dei luoghi must see di Torino, lo dimostrano i tanti turisti stranieri (americani, inglesi, francesi) che continuano a visitarlo. Ma sono tanti i clienti che ci ritornano dopo la prima visita, è sufficiente sbirciare tra le vetrine di via Amendola 6, in un fine settimana qualsiasi, per rendersene conto.

Un posto speciale anche grazie ai suoi avventori, che regalano tante piccole storie, gustosi aneddoti, che in un luogo così particolare sono invogliati a raccontarsi e a condividere le loro esperienze. “E’ bellissimo vedere genitori che disegnano al tavolo con i propri figli, sono momenti semplici e tranquill che non sempre ci si condede negli ambienti domestici”, ci ha raccontato Andrea. Poi può capitare di andare al MiaGola Caffè e di vedere alcuni giovani che si siedono al pianoforte del locale e iniziano a suonare: “non c’è nulla di preparato, sono studenti del vicino Conservatorio che ogni tanto improvvissano per i clienti”, continua Andrea.

E poi ci sono le storie più curiose e che meriterebbero un capitolo (o meglio un post) a parte, come il giovane che ha scelto il MiaGola Caffè (e la complicità dei gatti) come location per la proposta di matrimonio alla fidanzata. O come l’arzilla signora di Bologna che ha letto di MiaGola Cafè sul suo settimanale preferito e che ha pensato che no, un posto così particolare lei non se lo poteva perdere. Piccolo particolare, l’arzilla signora di anni ne ha 100.

Sono storie che rendono bene lo spirito del locale, che vuole diventare sempre più luogo di socializzazione e di incontro con i nuovi servizi che avvierà in futuro anche grazie al supporto di Torino Social Innovation: l’angolo per il veterinario che risponde in video, una saletta di co-working con un sistema di videoconferenza, un’area educativa dove i bambini possono imparare ad essere educati sul mondo degli animali.

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Naboomboo: your language, your treasure http://www.torinosocialinnovation.it/naboomboo_your_language_your_treasure/ http://www.torinosocialinnovation.it/naboomboo_your_language_your_treasure/#comments Wed, 21 May 2014 09:37:34 +0000 redazione http://www.torinosocialinnovation.it/?p=2340 Come migliorare la propria conoscenza e padronanza delle lingue straniere, in modo semplice, divertente, con orari flessibili e con un budget contenuto, se non in modo assolutamente gratuito? Da oggi è on-line Naboomboo, uno dei primi progetti ammessi al programma Torino Social Innovation.

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Come migliorare la propria conoscenza e padronanza delle lingue straniere, in modo semplice, divertente, con orari flessibili e con un budget contenuto, se non in modo assolutamente gratuito?
Da oggi ci pensa Naboomboo: chiunque può iscriversi e popolare la community interattiva (www.naboomboo.com) che nasce per rispondere a queste esigenze, comuni a molte persone.

Nabomboo è una startup innovativa a vocazione sociale, ed è uno dei primi progetti ammessi al servizio di accompagnamento imprenditoriale di FaciliTo Giovani e Innovazione Sociale di Torino Social Innovation (trovate qui tutti gli altri, l’elenco sarà presto aggiornato con nuovi ingressi).  Fin dalla sua nascita, nel 2013, aderisce a TreataBit, l’incubatore di imprese digitali del Politecnico di Torino.

La data scelta per il lancio della versione beta della piattaforma non è casuale: il 21 maggio è infatti la Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo.

Il funzionamento alla base di Naboomboo può sembrare semplice, ma presenta diversi elementi di innovazione. Prima di tutto i membri della community potranno essere al tempo stesso studenti (della lingua che vogliono migliorare) e vestire i panni di insegnanti (della propria lingua nativa).
Inoltre ciascun utente, al momento dell’iscrizione, dichiara quali sono le proprie passioni e gli argomenti di interesse: in questo modo la domanda e l’offerta vengono combinate con un approccio che permette di vivere una situazione prossima a quella reale, che sia per lavoro o per piacere.
Un altra caratteristica molto importante è l’accessibilità e la semplicità di utilizzo: Naboomboo è una piattaforma multimediale che non richiede l’installazione di nessun software: per essere pienamente operativi è necessario un pc, un browser e ovviamente una connessione internet.

La piattaforma si basa quindi su un continuo scambio reciproco tra gli utenti. Un luogo virtuale di incontro tra chi offre conoscenza linguistica (i trainer), chi desidera esercitarsi o apprendere (i learner), chi vuole cimentarsi in entrambe le attività (gli swapper).
I learner devono conoscere almeno le basi di una lingua straniera e vogliono tenersi allenati per migliorarne la padronanza: all’iscrizione (gratuita) al servizio riceveranno un pacchetto di minuti di conversazione free, una volta esaurito il bonus potranno acquistare ulteriori pacchetti, oppure accumularne gratuitamente insegnando la propria lingua nativa, ovvero trasformandosi a loro volta in trainer.

Un’ultima curiosità sul nome: Naboomboo si ispira all’isola delle novelle della scrittrice Mary Norton, ripresa nel film Disney “Pomi d’ottone e manici di scopa”: nel film l’isola di Naboombu è popolata e governata da animali capaci di parlare la lingua umana e di comunicare tra loro (per i più curiosi qui ci sono maggiori informazioni).

Gli obiettivi che si è dato il team di Naboomboo sono decisamente ambiziosi: popolare la piattaforma di un milione di utenti iscritti e attivi entro 5 anni dal lancio: cosa aspettate a iscrivervi?

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